Salto di classe da F ad A4 per una palazzina degli anni ’50. Riqualificata con i benefici fiscali del Bonus facciate e dell’Ecobonus e con il contributo di ROCKWOOL.  

Nel 1954 l’Italia è in piena ricostruzione post-bellica. Le città ferite devono ricostruire gli edifici distrutti o danneggiati, ma in un clima di grande fermento edilizio e di progressiva crescita economica sono numerosi anche gli interventi di nuova costruzione o di sostituzione del tessuto edilizio esistente. La parola d’ordine è in ogni caso: “modernità”, nuovi materiali e nuovi stili architettonici, figli delle esperienze maturate nel periodo delle due guerre, caratterizzano gli interventi edilizi che devono rispondere a standard abitativi moderni. È questo il contesto storico in cui si inserisce questa palazzina, costruita in soli sei mesi nel lontano 1954 nel centro storico di Forlimpopoli, in provincia di Forlì-Cesena. I progettisti sono due firme note nel panorama locale: Pietro Novaga architetto e Giacomo Serughi ingegnere. Un sodalizio nato nel 1935, quando collaboravano all’ampliamento del Regio Istituto Magistrale di Forlimpopoli.

 

Tra razionalismo e gusto borghese

Costruendo questo edificio, i progettisti affrontano il tema classico della “barriera”, ovvero gli edifici in sostituzione delle porte urbiche, laddove i viali principali penetrano nel Centro Storico partendo dalla circonvallazione muraria. Risolvono il tema con un approccio classico, cioè con la costruzione di due palazzine gemelle che giocano planimetricamente a raccordare con una parte curva via Andrea Costa con il viale di Circonvallazione. Lo stile adottato per risolvere l’alzato tiene conto non solo dell'architettura nata fra le due guerre (razionalismo in primis), ma anche di elementi “alla moda” seppur poco significativi, richiesti da una committenza borghese.

Il risultato finale è interessante nonostante qualche incoerenza stilistica. Ben riuscita è la pianta, sia per la distribuzione interna che per l’accostamento dei volumi: due parallelepipedi posti perpendicolarmente l’uno all’altro, collegati da un volume curvo. Meno convincente è invece la soluzione dell’alzato dove, oltre ad un po’ di confusione nei materiali di rivestimento, la copertura a falde inclinate dei volumi parallelepipedi risulta totalmente fuori tema. Molto bello è il terrazzo-solarium piano, delimitato da un colonnato frangisole che corona il volume circolare. Questa interessante soluzione, in linea con architetture proprie del razionalismo italiano dei decenni precedenti, mal si sposa con le falde inclinate che si dipartono dalle sue estremità e che concludono i volumi parallelepipedi. Anche il nodo tra le falde e il colonnato non è risolto, così come è evidentemente affrettata la soluzione di copertura del vano scale che crea un evidente squilibrio volumetrico.

Cappotto REDArt® e rivestimenti ROCKPANEL

Da questi assunti di base è partito il progetto di ristrutturazione e cambio d’uso della palazzina di Forlimpopoli, divenuta oggi sede di una importante azienda di servizi che opera in tutta Europa.

Il progetto ha previsto il salto dell’edificio dalla classe F alla classe A4, raggiunto con una corretta ed adeguata coibentazione dell’involucro, il rifacimento di tutti gli impianti, l’installazione di un impianto di ventilazione meccanica controllata e di un impianto fotovoltaico per l’autoproduzione di energia elettrica che è diventato l’unico vettore energetico dell’edificio. Per la tipologia di progetto, l’intervento ha potuto beneficiare dei vantaggi fiscali del Bonus facciate e dell’Ecobonus.

La realizzazione del cappotto termico diventa occasione per riordinare le facciate con un disegno che, seppur contemporaneo, esalti in modo corretto l’intenzione compositiva razionalista alla base del progetto originario. Per maggiore pulizia di stile sono state eliminate palladiane e cornici e si è scelto un disegno che sottolineasse il gioco dei volumi giustapposti, nonché dei vuoti e dei pieni delle finestre.

Il volume curvo è finito con intonachino chiaro e i volumi parallelepipedi sono rivestiti con pannelli color corten. Una falda inclinata è stata demolita per creare un ampliamento del terrazzo piano, con una zona dedicata ai macchinari tecnologici; l’altra falda, esposta a sud, è stata utilizzata per installare l’impianto fotovoltaico.

Laddove la falda inclinata è stata eliminata, questo rivestimento è dotato di grandi aperture di areazione rettangolari, chiuse da doghe orizzontali, che schermano i macchinari pur consentendo il flusso dell’aria. Tutti gli infissi sono stati sostituiti con altri bassoemissivi, i ponti termici e i cassonetti dei sistemi oscuranti sono stati isolati. Le ringhiere di scale, balcone e terrazzo, sono state sostituiti da pannelli trasparenti satinati. Il disegno finale così ottenuto è, in tutte le sue parti direttamente visibili, molto più coerente e armonico.

Per soddisfare contemporaneamente le esigenze di isolamento e di finitura estetica, sono stati utilizzati il sistema di isolamento termico a cappotto ROCKWOOL REDArt® e il pannello di rivestimento Rockpanel. In particolare, per interventi di riqualificazione energetica con obiettivi ambiziosi, come in questo caso, ROCKWOOL REDArt® è la soluzione ideale per le sue caratteristiche tecniche molto performanti che garantiscono situazioni ottimali di comfort sia in inverno che in estate, oltre a traspirabilità della facciata, durabilità e protezione dell'edificio dal fuoco.

Per rivestire la facciata sono invece stati adottati i pannelli Rockpanel. Costituiti sempre da lana di roccia, pur nella loro solidità, risultano particolarmente leggeri e flessibili, tanto da potersi adattare facilmente alle diverse geometrie della facciata. La varietà di finiture disponibili offre inoltre al progettista ampie possibilità di scelta, per poter giocare in modo versatile con tonalità, effetti e texture diverse. In questo caso è stato scelto il pannello Rockpanel Stones, che riproduce l’effetto della pietra.   

Ubicazione del progetto

Forlimpopoli

“Nel 2021 l’Italia non è più quella del dopoguerra, le esigenze sono diverse da quelle post-belliche, ma altrettanto impellenti. Cambiamenti climatici, crisi economica, pandemia, impongono un ripensamento globale all’idea di sviluppo che in ogni campo deve essere sostenibile e mirare alla resilienza dei sistemi. Oggi non dobbiamo più costruire o ricostruire, bensì rigenerare il costruito per non consumare nuovo suolo e ridurre drasticamente il consumo di energia necessaria alla vita dell’edificio”.

Architetto Gian Matteo Peperoni, autore del progetto

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